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10.08.2010 | Cavaglià (Biella)
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Meno soldi fisici, più guadagni bancari
21.01.2012 | Redazione
Il limite di spesa che possiamo effettuare in contanti è sempre più ristretto, oltre si deve ricorrere ad assegni o a schede di spesa informatica.
Tutto è propinato all'opinione pubblica come atto a ridurre l'evasione, ma cosa comporta e cosa combatte davvero? o forse serve qualcosa?
Anche coloro che ne hanno fatto a meno sino ad oggi, vengono obbligati ad aprire un conto in banca e a farsi fare un libretto d'assegni o almeno un bancomat anche per un banale acquisto. Tutte cose che hanno dei costi e che portano dei guadagni alle banche oltre che aumentare i costi degli acquisti.
Questo perchè lo Stato, come è avvenuto in tutti gli altri obblighi (vedi assicurazioni obbligatorie, revisioni obbligatorie, ecc.), obbliga ad usare un servizio senza porre dei costi zero o minimi alle società che lo svolgono servedone di fatto il business.
Ma l'evasione
non viene certamente bloccata dal limite di spesa in contanti, questo perchè chi evade semplicemente non paga e chi compra contribuendo all'evasione, attinge da soldi accumulati spesso senza neppure transitare dalle banche. Ma comunque, a certi livelli, il pagamento occulto avviene appoggiandosi a banche notoriamente al di fuori dei sistemi di controllo senza che gli Stati nulla facciano per combattere e punire quelli che vivono su tali intrallazzi.
In pratica a godere di tutto ciò sono, ancora una volta, proprio le banche, a cui viene servito su un vassoio d'argento
una nuova serie di business.
Già oggi si stima che il 90% del denaro in circolazione sia virtuale, ovvero un semplice numerino memorizzato informaticamente. La tendenza è di portare tale percentuale al 100% portando la spesa possibile nella sola forma informatica.
A questo si dovrebbe sommare il già impressionante
effetto del signoraggio, ovvero, quel meccanismo per cui le banche guadagnano da un complicato meccanismo percentuale di interesse sui soldi che mettono in circolazione, fenomeno permesso grazie alla complicità delle classi politiche corrotte degli Stati, e dell'Europa, che favoriscono l'uso di banche private anzichè emettere moneta propria dal valore puro. Ovviamente tale percentuale di interesse viene pagata ugualmente anche se la moneta non viene prodotta fisicamente. In questo contesto anche un solo 0,01 di denaro fisico trasformato in virtuale, alle banche mondiali, porta guadagni di miliardi.
Ma allora come se ne fugge?
Le speculazioni bancarie sono un esempio mondiale di come privatizzare, in certi settori, non sia affatto sinonimo di miglior funzionamento ma può invece essere esattamente l'opposto.
L'Islanda è un esempio, appena sussurrato dai media, dove il popolo si è riappropriato del valore della propria moneta tornando alla statalizzazione delle banche, le monete complementari sono una iniziativa locale che ne riflette la logica in scala.
Ma ci sono innumerevoli modi per limitare l'uso della moneta, il ritorno allo scambio, la banca del tempo, ecc. L'intreccio di piccole pratiche, come queste ultime, potrebbero sembrare una soluzione irrisoria ma per molte realtà comunitarie sono addirittura divenute "la" soluzione. Certo parliamo di realtà contenute e basate su soggetti socialmente ed eticamente evoluti, ma nella società di massa alle prese con una grande fetta di soggetti ipnotizzati ed eticamente degradati, deve puntare anche e soprattutto sulle banche pubbliche.

