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| RAI - Canone o tassa? |
Il canone è una quota periodica dovuta per un servizio che si è scelto di avere e che può essere liberamente avviato o interrotto con l'accordo fra le parti (servente e servito).
La tassa di possesso è una quota dovuta allo stato per il possesso di cose.
Il canone RAI è quindi un termine ibrido che sfugge anche ai vocabolari perchè trattasi di una quantità di denaro dovuta ufficialmente come canone ma che è però legalmente trattata come tassa di possesso.
In realtà è stata fatta nel tempo una lenta e pasticciata trasformazione sotto gli occhi dell'opinione pubblica. I più anziani ricorderanno sicuramente che in occasione dello scadere dei termini, la RAI tempestava di pubblicità menzionanti pedantemente i servizi che forniva. Nel tempo, tale punto è stato progressivamente evitato perché si stava tentando di raggirare le contestazioni di coloro che ritenevano di seguire i 'servizi' di altre emittenti private che intanto si stavano lentamente insediando e moltiplicando (ricordate le leggende popolari che dicevano che bastava farsi piombare le frequenze RAI?).
L'ingresso delle emittenti private che stavano sviluppando i loro servizi giornalistici e informativi, rendeva sempre più difficile la tesi del servizio pubblico. Il servizio pubblico è in realtà sempre stato molto ambiguo perchè la RAI è prevalentemente dipendente dai partiti politici che ne contendono sistematicamente il direttivo a ogni cambio elettorale in quanto potente arma di strumentalizzazione informativa.
In questo contesto si è lentamente trasformata la pretesa economica sulla base del possedimento di apparati radio (si paga anche per il solo ascolto radiofonico) e televisivi. Siccome sarebbe però stato troppo impopolare far pagare una 'tassa di possesso' per ogni singolo apparato radio o televisivo, la RAI (bontà sua) ha creato un'ulteriore eccezione abbinando tale 'tassa' come unico addebito dovuto alla presenza di uno o più apparati Audio/Video ricettivi presenti nell'area domiciliare (seconda o terza casa compresa). Ma la 'bonarietà' cessa subito anche qui, perché non si tiene conto della funzionalità effettiva, per cui la 'tassa' è dovuta anche se gli apparati non sono funzionanti.
La 'tassa di possesso' è confermata anche dal sito della RAI e contempla come unico modo per disdire 'l'abbonamento' la sigillazione, demolizione o vendita degli apparati. Nel caso della vendita o donazione deve inoltre essere dichiarato il destinatario e se esso è titolare di un 'canone'. Nel caso del suggellamento bisogna fare domanda in AR, entro il 30 Novembre, allegando la ricevuta originale di un vaglia postale di 5,17 euro e restituendo il libretto. In seguito, dovrebbero venire funzionari dell'ufficio tecnico erariale a suggellare l'apparecchio dentro un sacco di juta. Questa operazione viene raramente eseguita perché ogni volta che i dipendenti RAI (o chi per essa) muovono il 'deretano' costano quanto anni di abbonamento e ciò rende sconveniente l'operazione. Poiché dal momento della richiesta il canone non è più dovuto, si è in totale regolarità anche se gli apparati non sono suggellati per anni (o per sempre) perchè, da quel momento, la situazione non è più dipendente dalla vostra volontà. |
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| RAI - Gi introiti |
La RAI impone il suo 'canone di abbonamento obbligatorio' nonostante gli abbonamenti devono essere una libera scelta. Questo anche perchè il 'canone' è stato istituito per Decreto del Re Vittorio Emanuele III nel lontano 1938, durante il periodo fascista in cui le scelte anti-democratiche non erano contestabili.
La RAI deve allo stato il 7% sui 'canoni' per pagare la sua tassa di concessione governativa, che per ben 3 anni non ha versato divenendo di fatto il primario illustre evasore fiscale.
Tutto questo nonostante la RAI abbia la bellezza di 6 introiti:
1 Finanziamenti pubblici
2 Finanziamenti europei
3 Canone (tassa di possesso)
4 Pubblicità (non inferiori a quelle delle emittenti private)
5 Provvigioni da pay TV (i canali attualmente su Sky o digitale terrestre)
6 Pubblico pagante presente nelle tribune di molte trasmissioni
Potete ben immaginare il volume di denaro che ruota intorno a questo business politico in confronto alle TV private che godono solo del punto 4 e in rari casi del punto 5 e 6 anche se quasi mai coincidenti (per esempio le TV che sono su SKY raramente hanno tipologie di palinsesto che contemplino trasmissioni con pubblico pagante).
La Rai è anche la tv pubblica europea, che registra la maggior quota di introiti dalla pubblicità, addirittura il 52% dei ricavi totali, contro il 23% della BBC e il 36% di France Television. |
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| RAI - Come disdire |
"Secondo la RAI - insiste l'associazione degli utenti e dei consumatori - non è credibile che vi siano cittadini senza la televisione, ma solo cittadini che evadono le tasse". Per informare sulla questione, ADUC ha predisposto una sorta di vademecum con "i metodi più comuni con cui, talvolta, si è anche costretti a pagare malgrado non si possegga la tv".
In seguito i passi descritti da ADUC con qualche nostra aggiunta/correzzione:
I. Visita a domicilio di un funzionario RAI
Questi chiede di entrare in casa per controllare se esistono apparecchi televisivi. Alla fine della visita consegna un cedolino per il pagamento del canone/tassa e chiede una firma per ricevuta. Ma attenzione: quella firma non è per ricevuta del cedolino, ma una vera e propria dichiarazione in cui si ammette di avere una Tv.
Sulla base di questa firma, la RAI intimerà il pagamento del canone, con minaccia di pignoramenti, fermi amministrativi, ecc.
Come difendersi
1. il funzionario RAI non ha alcun diritto di entrare in casa di un privato cittadino. Lo possono fare solo le forze dell'ordine su mandato dell'autorità giudiziaria. Pertanto, si potrà invitare il funzionario RAI ad andarsene. Se insistesse, chiamare il 113.
2. Non firmare MAI nulla di ciò che vi propone un funzionario RAI neppure se vi dice che è solo una formalità. Ritirare eventualmente il cedolino, qualora il funzionario insistesse, e farne l'uso che si crede (segnalibro, carta da riciclare, origami, ecc.).
3. Per i cittadini più indignati. Se possibile, invitare un testimone ad assistere alla conversazione con il funzionario. Quando e se chiederà la firma "per ricevuta" del cedolino (nascondendo il fatto che in realtà vi spinge con l'inganno a firmare un'autodichiarazione di colpevolezza), fare un esposto alla Procura della Repubblica (il testimone potrà corroborare questa versione dei fatti). Se il tizio sita nel vostro cortile o nel vostro ingresso fategli presente la violazione privata. Ricordate che la presenza di un'antenna sui vostri tetti non è assolutamente un pretesto che automatizza l'inconfutabile presenza di una TV.
II. Invio annuale del cedolino per il pagamento del canone/tassa
Per posta, con tanto di lettera intimidatoria, nonostante si sia già inviata in passato una lettera raccomandata (o una diffida) in cui si è dichiarato di non avere la tv. Se ogni anno non si risponde per raccomandata, cominciano ad arrivare lettere della RAI sempre più intimidatorie, come la minaccia di un fermo amministrativo dell'auto se non si paga il canone entro 20 giorni.
Come difendersi
1. Inviare alla RAI la diffida con un testo simile:
"Poichè non si possiedono apparati televisivi non vi sono i presunti motivi relazionali con la Vostra società da Voi ipotizzati con la missiva del ... con protocollo Nr...... .
Vi invito a rispettare le normative vigenti sulla privacy e a rimuovere al più presto i miei dati dai vostri archivi sino ad un'eventuale variazione della situazione dichiarata che sarà eventualmente mia cura comunicarvi."
(impariamo anche a combatterli con le loro stesse armi, le normative sulla privacy sono state astutamente concepite per difendere le porcherie dei potenti ma possono anche difenderci dai loro abusi ma solo se le usiamo bene )
2. Ogni successiva missiva della RAI, se consegnata per posta ordinaria, puo' essere ignorata.
3. Se vi fosse recapitata una ulteriore richiesta di pagamento del canone/tassa per raccomandata, rispondere subito con una diffida come sopra. In questa sede, formulare anche una richiesta di risarcimento del danno (costi della raccomandata, perdite di tempo, ecc.).
III. La RAI contrattacca
Dopo aver risposto per lettera raccomandata o con una diffida alle richieste di pagamento del canone/tassa, la RAI contrattacca facendo richiesta di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà con cui si dovrebbe dichiarare di "non essere in possesso di alcun apparecchio atto od adattabile alla ricezione di programmi televisivi, compresi personal computer, decoder digitali ed altri apparati multimediali".
Come difendersi
1. Prima di tutto, non è necessaria alcuna dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà. Basta una lettera raccomandata in cui si dichiara di non avere la tv. Quello della RAI è solo un tentativo di sfiancare il cittadino e costringerlo a pagare per stanchezza.
2. Contrariamente a cio' che dice la RAI, il canone/tassa lo si deve pagare solo per il possesso della televisione o di un computer con scheda Tv (ovvero, dove vi sia una scheda che permette l'allaccio diretto dell'antenna tv al computer). Ignorare pertanto la richiesta per il possesso di un computer solo perchè connesso ad internet, di un videofonino, et similia.
3. Se la lettera della RAI è stata recapitata per posta ordinaria, si puo' ignorarla.
4. Se la richiesta dell'atto di notorietà giungesse per raccomandata, rispondere con una diffida.
fonte: punto-informatico.it
Dove trovate i documenti
http://www.moduli.it/....
http://www.aduc.it/dy... |
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12/08/2008
Art.Rif.08081202
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