Il Petrolio è un combustibile fossile non rinnovabile, perlomeno non in tempi brevi perchè si genera dalla decomposizione di sostanze organiche
che, anzichè essere distrutte dai normali processi ossidativi o da altri agenti naturali (animali o batteri), si conservano e si accumulano nel sottosuolo per milioni di anni. E' quindi il risultato di un lunghissimo processo di decadimento organico degli esseri viventi vegetali e animali preistorici che hanno cessato la loro vita fra gli 80 e i 120 milioni di anni fa. Tale processo deve avvenire in un'ambiente privo di ossigeno (anaerobico), il deposito delle masse organiche è avvenuto prevalentemente sui fondi di bacini poco profondi, come lagune, estuari, paludi costiere.
Dopo essersi formato, il petrolio, tende ad accumularsi in rocce serbatoio stratificandosi fra le acque salmastre che spingono petrolio e gas metano vero l'alto. All'interno di queste rocce la pressione può raggiungere le 900 Atmosfere e la temperatura i 150°C.
Il petrolio è composto da una miscela di numerosissimi componenti gassosi, liquidi e solidi, di cui oltre il 99% sono costituiti da idrocarburi.
Il carbonio è l'elemento alla base della vita da noi conosciuta e della nostra esistenza, ha caratteristiche chimiche cruciali capaci di dare vita a molecole organiche complicatissime combinate tra loro in catene o anelli.
Solo 70.000 fra i composti esistenti non hanno come base il carbonio, fra gli altri 4.000.000 che invece lo hanno, sono compresi gli esseri viventi animali e vegetali la cui trasformazione ha creato il petrolio.
Come si è formato
La formazione del petrolio è sostenuta dalla teoria della tettonica a placche.
La litosfera è spessore medio di 100 Km, è formata da diverse placche che si muovono galleggiando sul sottostante mantello, costituito da magma fuso.
All'interno del mantello, nel magma, si verificano dei movimenti convettivi. Dal nucleo, a circa 2900 Km di profondità, alla litosfera, il magma risale e fuoriesce da spaccature della crosta terrestre chiamate "dorsali oceaniche". Dalla litosfera discende verso il basso nelle strutture dette "zone di subduzione". Dalla parte più profonda del mantello, hanno origine i "pennacchi caldi" (hot plume), formati da magma in risalita che origina nella crosta terrestre, gli hot spot o punti caldi.
Le Hawaii, Tahiti e l'isola di Pasqua, sono Hot spot nell'Oceano Pacifico; i "plateau", sono colate di lava basaltica, dovuti alla risalita dei pennacchi, che possono dare origine sia ad altopiani sottomarini che ad altopiani sulla parte continentale della crosta, come l'altopiano del Deccan, in India.
Tra 125 e 120 milioni di anni, nel periodo Cretaceo, si è verificato un episodio di "superpennacchio", con la risalita del più grande pennacchio conosciuto che risalì sulla litosfera oceanica espandendosi per migliaia di chilometri.
Tracce di questo evento si possono ritrovare nel Pacifico, nell'Oceano Indiano, nell'Atlantico meridionale e nel Mar delle Antille. In conseguenze a questo fenomeno si verificò un sollevamento del fondo oceanico con un aumento del livello marino di 250 m rispetto all'attuale ed un aumento di temperatura di circa 100C dovuto all'immissione di anidride carbonica da parte del magma.
Questo "effetto serra naturale", permise un grande sviluppo di plancton nelle acque poco profonde che ricoprivano i continenti che dette origine alla formazione delle rocce madri del petrolio.
La roccia madre del petrolio si formò circa 95 milioni di anni fa in diverse parti del nostro pianeta, compresa la zona dove si è formata l'Italia.
Il petrolio si è potuto accumulare e conservare là dove non ci sono stati grandi sconvolgimenti geologici, per esempio negli Stati Uniti, negli Urali, nella Siberia, nel Mare del Nord e nel Medio Oriente.
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Il processo di creazione del petrolio richiede una concomitanza di situazioni geologiche e ambientali che non possono essere simulate.
Il petrolio non è una risorsa infinita ed è stata iper-sfruttata. Già molti dei luoghi ove si riteneva essere presente in quantità enormi, sono divenuti improvvisi terreni di morte industriale.
I giacimenti che vengono ancora scoperti sono sempre più piccoli, difficili e costosi da sfruttare.
I giacimenti ancora ritenuti sfruttabili sono spesso locati in aree politicamente difficili i cui interessi finiscono e finiranno per creare sanguinari e disastrosi conflitti militari che non solo comportano a loro volta un'enorme dispendio energetico e umano ma non risolvono il problema dell'inevitabile esaurimento delle fonti.
In poche decine di anni abbiamo bruciato il risultato di un processo geologico e chimico durato miliardi di anni, l'unica speranza per i governi è quella di utilizare il petrolio rimanente per sviluppare tecnologie alternative che riducano l'uso del petrolio al minimo indispensabile sino a poterne fare totalmente a meno.
Purtroppo però i governi preferiscono nascondere il problema e fare credere all'opinione pubblica che non sussiste nascondendo i veri interessi petroliferi nei conflitti militari nelle aree in cui è presente.
Questo perverso meccanismo è aggravato dalle logiche della nostra economica basata proprio sul petrolio che ha meccanismi tali che impediscono di poter consentire il caos che si scatenerebbe a seguito di un'eventuale ammissione pubblica sulle difficoltà di reperimento della preziosa sostanza. |