
Il PIL è certamente un metodo di misurazione dell'aspetto economico delle attività sociali ma ne è totalmente errato l'utilizzo per misurare la ricchezza e il benessere della scomunità di un paese.
Esso misura il 'traffico' di denaro che non è correlato alla ricchezza e soprattutto al benessere anche perchè vi comprende gli sprechi ed il superfluo.
Aumentiamo il PIL anche se:
- sprechiamo
- acquistiamo il superfluo
- ci ammaliamo
- paghiamo multe
- ci si guasta l'auto
- ci rubano in casa
- produciamo più bombe
- paghiamo avvocati e notai
- produciamo più rifiuti
- aumenta il costo della vita
- ecc.
Abbassiamo il PIL se:
- risparmiamo
- escludiamo il superfluo
- guariamo dalle malattie
- prendiamo meno multe
- non facciamo guerre
- non paghiamo somme non dovute
- ecc.
In pratica anche l'aumento del costo della vita comporta un'aumento del PIL, se paghiamo di più per le stesse cose contribuiamo ad aumentarlo mentre diminuiamo le nostre disponibilità economiche e conseguentemente la nostra ricchezza e il nostro benessere
reale.
Solo la minore disponibilità di denaro dovuta ad un'aumento del costo di beni e servizi comporta una parziale compensazione della logica negativa perchè i settori che speculano sottraggono potere d'acquisto della gente nel confronto degli altri settori. Il volume di denaro in circolazione è lo stesso ma la sua concentrazione in pochi settori crea un graduale crollo del sistema complessivo.
Anche le logiche d'aspettativa sono irreali perchè richiedono una percentuale in perenne crescita, un pareggio comporta allarmismo mentre un negativo ne definisce uno stato di recesso economico sociale illustrato come drammatico.
Non è sostenibile che ogni anno sia possibile vendere più cose di quello precedente all'infinito.
Un metodo basato sullo spreco e sul superfluo non può essere una logica sostenibile.