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| Centrale Nucleare - Le tecniche |
Una Centrale Nucleare (tecnicamente detta Centrale Nucleotermoelettrica), produce energia con un processo di reazione di fissione ottenuto con l’uranio. Come nelle centrali termoelettriche convenzionali alimentate a combustibili fossili (carbone, olio combustibile, metano), lo scopo è semplicemente quello di produrre calore per bollire l'acqua e sfruttare la forza del vapore al fine di azionare una turbina connessa all’alternatore che produce effettivamente l’energia elettrica.
Da questo meccanismo si deduce che il circuito richiede una costante massa di acqua che non deve mai mancare e che necessita di essere incessantemente rimboccato.
La reperibilità di abbondanti e costanti fonti di acqua sono quindi fra i requisiti ambientali indispensabili per le aree di insediamento di tali impianti pur rimanendo primaria la garanzia di assenza di rischi geo-sismici dell'area.
Ci sono due metodi prevalentemente usati per sfruttare la vaporizzazione:
- Boiling Water Reactor (BWR, reattore ad acqua bollente)
Il vapore si forma direttamente nella camera del reattore per poi andare in un secondo tempo nella turbina.
- Pressurized Water Reactor (PWR, reattore ad acqua pressurizzata)
Il vapore viene prodotto in uno scambiatore intermedio fra la camera e la turbina. Quest’ultimo metodo assicura che il vapore che raggiunge la turbina non viene direttamente a contatto con i tubi che contengono il combustibile nucleare
L'efficienza delle centrali nucleari è minore di quella delle termoelettriche convenzionali perché il vapore ha caratteristiche termodinamiche inferiori. Il vantaggio della centrale nucleare è pertanto limitato alla quantità ridotta di combustibile necessario.
Una centrale termoelettrica convenzionale da 1.000 Megawatt di potenza elettrica usa tra 1,5 e 2 milioni di tonnellate di combustibile in un anno, mentre una nucleotermoelettrica di pari potenza ne usa circa 30 tonnellate.
Detta così sembrerebbe essere una tecnologia vantaggiosa ma sono principalmente due i fattori che la rendono estremamente pericolosa:
- Ciclo produttivo
estremamente delicato, eventuali incidenti non si limitano a contaminare la struttura della centrale ma possono produrre morte e distruzione per miliaia di chilometri e con conseguenze per centinaia o miliaia di anni.
- Smaltimento delle scorie
non esistono luoghi di deposito sufficientemente sicuri ma solo luoghi relativamente sicuri e con poche garanzie che rimangano tali nel tempo oltre al fatto che hanno comunque capacità limitate.
Per il trattamento delle scorie si sono tentati molti metodi, dal bruciamento nel "Rubbiatrone" alla vetrificazione. Al momento l'unico smaltimento delle scorie praticato è una costosissima collocazione in bidoni schermati depositati in posti ritenuti geologicamente stabili e monitorati ma che sempre più spesso nel tempo si rivelano non essere tali. |
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| Centrale Nucleare - I costi |
I prevalenti costi di una centrale nucleare sono:
1- Valutazioni ambientali
2- Costruzione della centrale
3- Produzione delle materie di alimentazione
4- Trasporto delle materie di alimentazione
5- Trasporto delle scorie
6- Smaltimento delle scorie
7- Smantellamento di fine esercizio della centrale
1- Valutazioni ambientali
Il nucleare sicuro NON esiste, sono innumerevoli e costanti i rischi di incidenti nucleari anche nelle costruzioni di 'nuova generazione'.
Per ridurre al minimo i rischi di un disastro, devono anche essere attentamente valutati tutti gli aspetti degli ambienti in cui si intende collocare una centrale nucleare.
Fra le valutazioni più essenziali vi sono le situazioni ambientali e geologiche, inoltre a una centrale nucleare servono enormi quantità di acqua che non devono assolutamente mancare e che verranno certamente sottratte ad altre attività umane. La zona deve essere a basso rischio sismico cosa che nella conformazione geologica italiana riduce a poche zone praticabili che sono decisamente insufficienti per permettere la produzione in una quantità energetica tale da compensare anche solo minimamente il rischio affrontato, ma questo solo per chi ritiene il rischio umano 'compensabile'.
2- Costruzione della centrale
Attualmente il costo medio di una centrale nucleare da 1000 MWe è di circa 3 miliardi di euro. Il costo dell’EPR da 1600 MWe (reattore europeo di III Generazione ovvero AP1000 Westinghouse, EPR Areva) è di 3,5 miliardi di euro. Ma le centrali Nucleari oltre ad avere già in teoria sproporzionati costi costruttivi, vengono sistematicamente concluse con costi enormemente superiori a quelli preventivati.
3- Produzione delle materie di alimentazione
La produzione delle materie necessarie all'alimentazione delle centrali nucleari, comporta a sua volta rischiose e costosissime lavorazioni che richiedono paradossalmente enormi quantità energetiche. In pratica è come se buona parte dell'energia servisse per poter generare se stessa. E' bene tenere presente che questa energia viene ingannevolmente conteggiata nelle statistiche dei risultati produttivi della centrale come energia distribuita alle utenze.
4- Trasporto delle materie di alimentazione
Per ridurre al minimo i rischi della circolazione delle materie necessarie all'alimentazione di una centrale nucleare, devono essere rispettate condizioni complesse e rigorose e pertanto costosissime oltre che pericolosissime. Inoltre i trasporti richiedono a loro volta l'utilizzo di varie forme di energia che i sostenitori del nucleare ben si guardano dal sottrarre all'energia prodotta dalla centrale nucleare.
5- Trasporto delle scorie
Per ridurre al minimo i rischi della circolazione dei rifiuti prodotti da una centrale nucleare, devono essere rispettate condizioni complesse e rigorose che sono pertanto costosissime, oltre che pericolosissime. Inoltre i trasporti richiedono l'utilizzo di varie forme di energia, anche queste i sostenitori del nucleare ben si guardano dal sottrarre all'energia prodotta dalla centrale nucleare.
6- Smaltimento delle scorie
Lo smaltimento delle scorie è estremamente costoso nell'immagazzinaggio, nel trasporto e nello stoccaggio. Inoltre è soggetto a pericolosissime speculazioni in ognuno di questi passaggi letali per l'ambiente e le persone che vivono o transitano nei paraggi delle strutture in cui vengono attuati.
7- Smantellamento di fine esercizio della centrale
Le centrali nucleari hanno un'enorme costo anche nel loro smantellamento che arriva a pesare molto più di quanto lo sia stato il costruirle.
Le
aree della struttura e quelle circostanti ad essa, rimangono comunque contaminate in modo irreversibile e non potranno mai essere adibite a utilizzi umani. Questo è il prevalente motivo per cui si tende ad utilizzare le stesse aree di una vecchia centrale nucleare smantellata per costruirne una nuova.
Confronto con le tecniche alternative di produzione energetica
- I fattori 2,3,4,5 non sono presenti in altre tecniche produttive di energia salvo quelle basate su carbone e petrolio.
- I fattori 2,3,4,5,6 richiedono l'utilizzo di varie forme energetiche che dovrebbero essere detratte dal volume energetico prodotto dalla centrale ma solitamente tutte o parte di esse vengono ingannevolmente scorporate dai costi/benefici.
- Il fattore 6 in altre tecniche di produzione energetica può essere sostituito da un processo di riconversione o adeguamento ma molte di esse non necessitano nessuna di queste ipotesi.
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| Centrale Nucleare - I rischi |
Le centrali nucleari comportano rischi prevalenti nelle fasi di:
- produzione delle materie di alimentazione
- trasporto delle materie di alimentazione
- funzionamento
- trasporto delle scorie
- smaltimento delle scorie
Con il nucleare non c'è via di fuga.
Tutti i metodi di produzione elettrica, in caso di incidente, coinvolgono un'area relativa alla struttura o un raggio limitato a pochi chilometri da essa; spesso tale raggio è in realtà un percorso limitato alla caduta gravitazionale e deflusso delle masse dei materiali come nel caso delle dighe.
Una maggiore area di contaminazione è generata dalle centrali basate sulla combustione fossile ma la produzione di energia elettrica con il nucleare è l'unico metodo che, in caso di incidente, può coinvolgere un'area di centinaia di chilometri, un'intero continente o addirittura l'intero globo terrestre e i suoi danni persistono per centinaia/miliaia di anni.
Siccome il nucleare penetra anche nelle materie, l'area di danno in caso di incidenti è teoricamente sferica rispetto alla collocazione dello stabilimento e ha un raggio di ampiezza proporzionale alla gravità dell'incidente che non può essere ambientalmente arginato.
In realtà l'area diviene irregolare e si moltiplica per effetto dei venti e delle caratteristiche ambientali arrivando a coinvolgere nazioni, continenti o addirittura l'intero globo terrestre.
Inoltre la persistenza dei danni ambientali nel tempo sono pressochè incalcolabili e persistenti per centinaia e miliaia di anni, praticamente per sempre.
Gli incidenti nucleari sono pertanto i più devastanti e penetranti fra quelli possibili nelle tecniche produttive di energia elettrica attualmente utilizzate. Nessun sistema può garantire che non avvengono, anche perchè questo è estremamente correlato alla gestione umana e alle situazioni sociali del momento. Per esempio, basta una momentanea crisi economica per comportare un pericolosissimo e drammatico calo delle manutenzioni e relativo esponenziale aumento del rischio.
Vecchie ferite
La tragedia di Chernobyl non è finita, ancora oggi il sarcofago è a rischio di cedimento, l'attenzione sul problema è pericolosamente calata ma fra qualche anno ci avremo nuovamente a che fare nella speranza di non essere distratti da ulteriori disastri di altre centrali.
Per quanto riguarda gli effetti dell'incidente di allora, nel nord Italia ancora oggi persistono le tracce radioattive della nuvola radioattiva di Chernobyl che l'ha appena lambita, recentemente in alcune aree boschive è stata ancora sconsigliata l'ingestione di alcuni tipi di funghi particolarmente propensi ad accumulare le presenze radioattive presenti nei boschi che risulta essere notevolmente più alta di quella naturale, ma il disastro del 1986 non è il solo responsabile. Avvengono continuamente incidenti nelle centrali dei paesi intorno a noi, molti sono sminuiti all'opinione pubblica nella loro gravità mentre altri sono addirittura celati solitamente per motivi militari o di business.
Tutto questo rende l'argomento degno di un'approfondimento perchè la scelta del ricorso al nucleare non decide solo qualche comodità nella nostra vita ma anche la prosecuzione di essa. In questo tema la valutazione deve tenere conto, più che in ogni altro, il risvolto umano prioritario rispetto a quello economico; non si tratta solo di mettere a rischio tecnici o operatori dell'impianto coscenti dei rischi del loro lavoro ma interi popoli e per molteplici generazioni.
Intorno al nucleare ruotano innumerevoli e proficui business in cui si annidano enormi interessi politici, malavitosi speculativi che nessun tipo di rispetto hanno per la vita umana; questo comporta un'intreccio di inganni propinati all'opinione pubblica con tutti i metodi più subdoli e capillari che i poteri conoscono.
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| Centrale Nucleare - Valutazioni globali |
L'energia nucleare che compriamo
Gran parte dell'energia che compriamo proviene da paesi come la Francia in cui il nucleare è abitualmente praticato, viene però omesso di dire che in questo paese è economicamente conveniente solo perchè massicciamente finanziato per motivi militari atti a mantenere l'arsenale atomico.
La francia ha comunque una struttura politica e tecnico-gestionale superiore rispetto a quella italiana, inoltre ha un piano energetico nazionale con svariate fonti di produzione e di utilizzo che l'Italia non detiene. Esperienza e superiorità gestionale non esclude affatto che il disastro non sia costantemente possibile sia per la Francia che per i paesi limitrofi che infatti ne hanno avuti parecchi anche recentemente proprio mentre in Italia si parla di tecnologie 'sicure' e si facevano accordi di collaborazione per il ritorno al nucleare.
Intorno alle centrali nucleari francesi sono altissimi i livelli di contaminazione anche perchè ci sono cadenziate fuoriuscite di liquidi radio-attivi oltre a piccole ma costanti vaporizzazioni radio-attive diffuse nell'ambiente dalle piccole ciminiere di sfogo.
I padri del nucleare lo evitano
Gli Stati Uniti sono i padri del nucleare e hanno anche vasti territori idonei per una gestione più sicura degli impianti e una migliore gestione di eventuali incidenti, eppure ne usano pochissimo e tendono addirittura ad abbandonarlo. L'ultimo reattore americano è stato costruito circa 30 anni fa, nel 1979, e dalle centrali ancora esistenti ottengono appena il 20% nella produzione energetica complessiva. Solo il discusso governo Bush ha rivalutato la ripresa del nucleare ma l'avvento di Obama sembrerebbe correggerne l'errata tendenza anche perchè gli incentivi proposti da Bush sono stati ritenuti dalle stesse società produttrici insufficienti a coprire l'altissimo costo dellla gestione della produzione del nucleare. Questo perchè in America le centrali nucleari sono gestite esclusivamente da privati che valutano attentamente le convenienze di investimento e che pertanto ben sanno cosa non conviene.
L'altissimo costo della produzione nucleare
Il nucleare in Germania costa molto di più che in Francia, dove i costi sono attutiti dal contribuente e questo è proprio uno degli ingani che vengono utilizzati per ammansire l'opinione pubblica verso il nucleare. Nei paesi in cui il nucleare non è finanziato dallo stato ma è a totale carico dei privati, esso non si è affatto sviluppato e le poche centrali esistenti svolgono più una funzione di integrazione che di produzione e sempre ad alto rischio e costo.
Solo in questi ultimi 5 anni il prezzo dell’uranio si è moltiplicato di oltre 10 volte, questo nonostante non vi sia stato un'aumento della richiesta, il combustibile usato è comunque in prevalenza proveniente dagli arsenali militari in dismissione e in imminente terminazione.
Le centrali in corso di costruzione, paradossalmente, corrono già il rischio di non avere combustibile neppure per avviarsi.
I costi enormi delle nuove centrali
Le centrali nucleari finiscono con il costare sistematicamente molteplici volte più del preventivato, smantellarle pesa ancora di più oltre al fatto che gli ambienti rimarranno contaminati per sempre compresi quelli in cui si estrae e produce l'uranio. Anche se si riuscisse a collocare una centrale per ogni singola regione italiana, si coprirebbe poco più del 15% del fabbisogno nazionale oltre al fatto che servirebbero più di 50 anni per ammortizzarne i costi e cominciare a renderle economicamente (non socialmente) convenienti e questo solo in situazioni socio-economiceh stabili. Ma anche questa ipotesi è irrealizzabile, l'Italia ha una conformazione sismica molto complessa che rende le zone relativamente sicure e garantite da adeguate forniture idriche, decisamente limitate.
Lo sviluppo dei reattori di IV generazione, secondo i promotori, è previsto per il 2030. Tre delle sei filiere studiate sono reattori veloci al plutonio, tra queste, quella più avanti nello sviluppo è raffreddata al sodio liquido.
Il Superphénix è stato un reattore veloce al plutonio raffreddato al sodio liquido, gli era affidato il compito di trasformare in plutonio l’uranio naturale ma è stato il più grande fallimento industriale della storia: 13 mila miliardi di lire negli anni ‘80 e ‘90, cui si devono aggiungere 2,1 miliardi di euro (stimati dalla Corte dei Conti francese) per lo smantellamento. Venne chiuso nel 1994 dopo soli 54 mesi di attività e continui incidenti. I contribuenti italiani hanno pagato attraverso Enel il 33% di queste cifre senza rendersene conto.
Il nucleare 'sicuro'
Non esiste un nucleare sicuro, chi lo sostiene inganna coscentemente l'opinone pubblica, le centrali di nuova generazione sono semplicemente più sicure ma nulla di più. Il fatto che l'attuale governo, promotore del nucleare, abbia ipotizzato anche la Sicilia fra i siti valutabili (un'isola vulcanica), rende paurosamente allarmante la metodologia con cui venga valutatata la 'sicurezza' delle tecniche nucleari.
I rifiuti radiotattivi
Il problema dello smaltimento delle scorie è addirittura più grave e concreto dei rischi di incidenti delle centrali perchè la circolazione delle materie prime e delle scorie da smaltire collocano il rischio nucleare ovunque. Il territorio italiano è disseminato di depositi nucleari abusivi e/o costosamente smaltibili risultato dello storico tentativo italiano di utilizzo del nucleare, le vecchie centrali nucleari smesse producono a tutt'oggi pericolosissimi rifiuti nucleari che già non si sa come smaltire.
Tutti i paesi che lo praticano, hanno l'enorme problema dello smaltimento dei rifiuti nucleari per i quali non esiste alternativa al loro ingabbiamento in costosissimi contenitori che possono solo essere depositati in siti che potrebbero rivelarsi globalmente letali in occasione di una qualunque catastrofe geologica o terroristica.
I combustibili sono già in esaurimento
L'isotopo dell'uranio che può essere utilizzato nelle centrali nucleari è prevalentemente l'uranio 235, è solo lo 0.3% dell'uranio totale conosciuto ed è in progressivo esaurimento. Tutti i combustibili nucleari stanno aumentando esponenzialmente i loro costi perché sempre più scarsi, questo aggiunge l'ulteriore rischio che al termine delle costruzione delle centrali i carburanti sarebbero così costosi da rendere già da soli sconveniente il ricorso all'energia nucleare.
Conclusioni
Il nucleare è sconveniente sia dal punto di vista economico che da quello umano e, per ultimo ma strettamente correlato, quello ambientale. Il ricorso al nucleare può scoraggiare i governi a favorire lo sviluppo della rete di tecnologie alternative che collegate fra loro disporrebbero energia realmente rinnovabile, pulita e a rischio ridotto o assente.
Possono essere solo inganni lucrosi quelli che tendono a far credere 'sicure' le nuove tecnologie nucleari e svantaggiose quelle alternative, pertanto nessuna valutazione sul nucleare riesce ad essere convincente, la sola valutazione dei rischi umani rende umanamente inconcepibile e inaccettabile tale tecnologia.
Tabella di confronto dei fattori di costo delle prevalenti tecniche produttive
| Nr |
Fattori di costo |
Nucleare |
Carbone |
Petrolio |
Idrico |
Solare |
Eolico |
Geotermico |
Mareomotorio |
| 1 |
Valutazioni ambientali |
SI |
SI |
SI |
SI |
SI |
SI |
SI |
SI |
| 2 |
Costruzione della centrale |
SI |
SI |
SI |
SI |
SI |
SI |
SI |
SI |
| 3 |
Produzione delle materie di alimentazione |
SI |
SI |
SI |
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| 4 |
Trasporto delle materie di alimentazione |
SI |
SI |
SI |
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| 5 |
Trasporto delle scorie |
SI |
SI |
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| 6 |
Smaltimento delle scorie |
SI |
SI |
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| 7 |
Smantellamento di fine esercizio della centrale |
SI |
SI |
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Author: Marco Rodella
Edit.:08/30/2008 - Rev.:07/03/2009 - Art.Rif.:08083001 |
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