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| Acqua - Perchè non deve essere privata |
 Il Parlamento Europeo ha votato il 14 gennaio 2004 una Risoluzione con la quale si stabilisce che la fornitura dell’acqua non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno liberalizzato e privatizzato, raccomandando altresì la cessazione di ogni ulteriore forma di liberalizzazione dei servizi pubblici quali l’acqua, la salute e l’educazione. Analoghi principi sono stati ribaditi nella risoluzione finale del 2° Forum Europeo delle Autorità Locali tenutosi a Parigi nel novembre del 2003.
Ma l'Italia è il paese che si scopre europeo solo quando le regole fanno comodo ai suoi politici o ai poteri che essi servono, succede così che durante il governo Berlusconi, il 5 agosto 2008 (mentre tutti erano distratti dal periodo feriale) il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma in modo articolato che la gestione dei servizi idrici è accessibile alle logiche capitalistiche private.
Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione che, in realtà, aveva già iniziato la lenta trasformazione a favore dei business durante il suo governo.
Non hanno quindi un'unico colore i partiti che all'unisono hanno di fatto decretato che l’Italia è oggi tra i paesi per i quali l’acqua è divenuta una merce da business cessando di essere un bene pubblico, semplicemente i cittadini non lo sanno ancora.
Nonostante ciò sia in netto contrasto con le sue risoluzioni, il parlamento europeo tace.
L'acqua è (o era?) un bene comune e un diritto indiscutibile e intoccabile dagli interessi privati, ma si sta trasformando lentamente, con il nostro consenso, in una merce che ci potrebbe essere negata in qualunque momento se non avremo soldi per pagarla.
In molti paesi dove le risorse idriche sono divenute un bene conteso fra popolo e corporations, la prima fase è stata l'iniziale parziale privatizzazione cammuffata come necessaria per la corretta gestione di un bene che si sosteneva non essere correttamente gestito dall'amministrazione pubblica.
Le municipalizzate sono società S.p.A., per il momento, in Italia sono prevalentemente azionari i comuni ma in molti paesi sono già a partecipazioni privata pari al 49%.
La gestione di un'impianto idrico non è così dispendiosa come, chi ricorre alle municipalizzate, intende far credere alla comunità. La parte più complessa da gestire è la rete idrica che però, anche nel caso delle municipalizzate, è sempre a carico del comune.
Fra le tesi più assurde che vengono propinate all'opinione pubblica per abituare agli effetti speculativi delle liberalizzazioni, vi è quello che '.. se l'acqua viene fatta pagare di più se ne incentiva l'uso più parsimonioso'. Non penso che nessuno ritenga che la levitazione dei prezzi di un bene comune venga fatta per il bene di chi ne usuffruisce.
Uno dei raggiri più utilizzati dalla convivenza speculativa e conseguentemente complice con i comuni è quello di alternare i prelievi nelle casse della comunità per interventi che in realtà le municipalizzate fanno poi pagare una seconda volta nelle bollette. |
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| Cosa è una municipalizzata |
Le municipalizzate sono S.p.A. di cui possono essere azionisti i comuni stessi in modo esclusivo o con la partecipazione di parti private in percentuali più o meno considerevoli. Non si è negato l'immancabile attributo inglese, “local utility" o "multi utility" nel caso gestiscano più servizi.
Per sua natura una S.P.A. non ha come scopo primario l'interesse della'utenza che serve, essa deve fare, sempre e per prima cosa, gli interessi degli azionisti e dare sempre degli utili. Questo comporta che le sue azioni tendono ad essere meramente speculative, l'interesse della collettività servita viene gestito solo come necessità secondaria e spesso solo lo stretto necessario. E' anche vero che questo rischio è proporzionale all'ingresso dei privati nella società come è vero che anche il caso in cui la società è costituita al 100% dai comuni, non è necessariamente garanzia di assenza speculativa.
Le municipalizzate sono costantemente a richio di tentativi di abuso da parte degli azionisti privati, anche quelle che hanno una partecipazione esclusivamente pubblica hanno continue pressioni ad aprire ai privati.
I cittadini delegano persone politiche per amministrare la cosa pubblica, questi soggetti però anzichè svolgere il lavoro assegnatogli lo delegano a loro volta ad altre persone. Questo comporta che la società S.p.A. subentrante abbia come interfaccia diretta il comune mentre al tempo stesso l'utenza non può raggiungere la società del servizio senza transitare dal comune che spesso, in caso di accordi illeciti, assume una posizione ulteriormente lesiva nei confronti del cittadino.
Una società privata
ha inoltre un castello di dipendenze e di dirigenze manageriali che richiedono enormi costi aggiuntivi che vengono inevitabilmente scaricati sulle bollette.
Poichè le procedure di ingaggio aggiungono occasioni da 'intrallazzo', molto spesso dietro alle municipalizzate si nascondo traffici di natura 'ambigua' che tutto sono tranne che un bene per la collettività. |
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| L'acqua rubataci |
 Le Corporation multinazionali ambiscono a quello che diverrà presto l'oro del futuro, l'acqua.
In Bolivia le privatizzazioni sono arrivate a proibire alla gente anche l'uso di quella piovana. Prima della drammatica, violenta e funesta rivolta popolare, le società private hanno avuto il diritto di
sequestare ogni avere di chiunque non potesse pagare le salatissime bollette di un bene furtivamente e ingannevolmente divenuto privato.
In realtà anche da noi oggi già paghiamo l'acqua in molteplici forme e molteplici volte.
L'acqua che compriamo sotto forma di bevande più o meno sofisticate è in realtà acqua pubblica prelevata alla fonte con concessioni del governo a prezzi ridicoli e a società che le rivendono a noi con profitti enormi anche quando si tratta di acqua semplicemente confezzionata così come è.
Salvo rari casi di buona gestione (ma senza garanzia di durata), le municipalizzate S.p.A sono strutture enormemente costose che sono state gradualmente inserite nelle amministrazioni pubbliche per sostituirsi a loro nella gestione idrica. In realtà non fanno altro che aggiungere un castello manageriale e operativo ben renumerato a cui si devono sommare guadagni societari che finiscono inevitabilmente con il far pagare l'acqua potabile uno sproposito rispetto a quello che costa realmente il suo reperimento e la sua distribuzione. Spesso questo viene ingannevolmente illustrato come necessario per spingere ad un'uso più ragionato di questa preziosa risorsa.
Dopo aver fatto pagare quell'acqua come 'utilizzata' viene fatta pagare una seconda volta come 'scaricata' perchè nelle bollette delle multi-utility (le municipalizzate che solitamente finiscono con il gestire più servizi) viene solitamente incluso il servizio di scarico fognario e di depurazione delle acque calcolate in quantità pari a quella prelevata dai rubinetti.
E' logico notare che il metodo non tiene conto dell'acqua che si utilizza, si disperde o evapora ma loro compensano questa ipotetica differenza con lo scarico delle acque piovane pur senza dirlo esplicitamente.
In pratica la pioggia in Italia viene già fatta pagare!
L'acqua depurata viene poi solitamente scaricata nei navigli che alimenteranno l'irrigazione dei campi tramite reti incanalizzate i cui flussi vengono fatti ovviamente fatti pagare per l'ennesima volta.
Molte delle municipalizzate italiane hanno già percentuali private intorno al 49%, Le S.p.A. hanno una struttura gestionale onerosa a cui aggiungere le ambizioni di profitto cosa che gonfia e gonfierà sempre più le bollette a livelli socialmente inacettabili e destabilizzanti. |
20/07/2008 Marco R.
Art.Rif.08072001
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