Il business vieta l'usato

06.01.2012 | Redazione

Game overSi continua a sostenere che Monti abbia il merito della maxi multa alla Microsoft per abuso di predominanza sul mercato, in realtà, come detto in un post passato, si trattò di una sorta di mazzetta alla Comunità Europea perchè lasciasse alla Microsoft ben altre licenze di abuso.
Infatti, nei mesi successivi, i prodotti Office della casa Microsoft, aumentarono considerevolmente e incontrastati i loro prezzi, guarda caso, in tutto il territorio europeo.

La Comunità Europea, nonostante le associazioni di consumatori lo richiedessero a gran voce, non ha mai tentato seriamente di imporre la possibilità di scelta del Sistema Operativo installato nei PC assemblati, obbligando a tutt'oggi di pagare alla Microsoft gli oltre 100 euro di sistema operativo inclusi nel costo del PC in acquisto a meno che non venga auto-assemblato. Ma la Comunità Europea ci aggiunge anche una nutrita serie di "distrazioni visive" come, per esempio, quelle sulla truffa dei Sistemi Operativi dalla durata di poco più di 1 anno. E' il caso, sempre per esempio, del sitema operativo Windows Vista sostituito da Windows 7 che non è altro che una correzione del sistema operativo difettoso, difetto fatto pagare agli utenti proprio con il totale assenso di quegli stessi personaggi che hanno fatto credere di multare gli abusi di mercato.

Ma non paghi, Comunità Europea e governi locali, stanno servendo una nuova truffa informatica che sta cominciando dagli utenti ludici.

Alcune Software House, come la Ubisoft, stanno attuando meccanismi che limitano l'uso di giochi usati. Uno di questi è la Uplay Passport, un sistema che sta per inserire il concetto del gioco usa e getta o, più precisamente, "se compri usato paghi lo stesso". Per giocare in multiplayer online, o per sbloccare alcune caratteristiche del gioco, bisogna inserire un codice che si trova nella confezione originale e che potrà essere usato una sola volta.
Nell'eventuale vendita del gioco usato, dopo aver utilizzato il codice, l'acquirente dovrà pagare un'ulteriore somma, che al momento si aggira sui circa 10€, per poter avere nuovamente accesso alle modalità multigiocatore o alle altre funzioni bloccate.

E' un palese impedimento al ricorso del gioco usato, anche se, per il momento, limitato all'uso dei software che usano la rete, che però sono ormai quasi la totalità.
Il metodo viene attuato inizialmente nel campo dei videogiochi, ma presto verrà applicato anche in tutti gli applicativi non ludici rendendo di fatto impossibile vendere o passare una licenza che diverrebbe inscindibilmente vincolata al singolo e morirebbe con lui.

I grandi publisher giustificano questi provvedimenti dietro alla perdita di introiti arrecati dal crescente ricorso della vendita di giochi usati, questo atribuendo loro addirittura danni superiori di quelli causati dalla pirateria. Insomma, invece di calmierare i prezzi dei software e degli eccessivi costi delle strutture manageriali delle software house, proseguono a spendere miliardi per creare costosissimi castelli antipirateria che sono arrivati a influire per molto più della metà del costo finale del prodotto.

Chi non comprerebbe un gioco originale per 10-20 euro, ammortizzabili con la rivendita, contro i 60-90 degli attuali? eppure proseguono a sostenere che ridurre il costo del software non risolverebbe il problema. Sarà vero?

Non vi è dubbio che in un era dove il ricordo all'usato è sempre più auspicabile come metodo alternativo legale di rispamiare e condividere le risorse, se CE e governi nazionali proseguono a favorire queste logiche, il risultato non potrà che essere un maggiore spazio alla pirateria o alla riduzione dell'utenza.

A meno che, anche nei video giochi, il business abbia scelto di rivolgersi esclusivamente all'utenza ricca, che però, se fossi al posto dei cervelloni delle strategie di business, non darei molto per scontato il considerarla come quella che meno fa ricorso a sistemi economici o alternativi.