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10.08.2010 | Cavaglià (BI)
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Prove di ricatto al lavoro
27.08.2010 | Marco Rodella
L'Italia ha la media retributiva più bassa dell'area europea ma probabilmente di tutti o molti dei paesi mondiali industrializzati o così detti "civili" (generalmente con governi senza dittatura).
In realtà il problema si accuisce se viene fatto un rapporto retribuzione/servizi pubblici perchè anche nei paesi in cui la retribuzione risulta simille a quella italiana, ci sono spesso servizi pubbliici maggiori che la rendono più accettabile.
Nonostante ciò ci viene fatto credere che il problema della competitività italiana stia nel costo del lavoro e nei diritti dei lavoratori ritenuti eccessivi. Per evidenziare questo vengono spesso additati i sindacati dei lavoratori a cui viene mossa l'accusa di frenare le aziende con la difesa dei lavoratori e l'impedimento a imporre loro maggiori ore lavorative e minori concessioni di diritto.
I sindacati non sono altro che gruppi di lavoratori delegati a rappresentare gli altri allo scopo di semplificare le relazioni fra i vertici manageriali e quelli lavorativi, ma la strumentalizzazione dei media di questi giorni li fa sembrare una entità maligna nonostante siano sempre serviti alle industrie per calmierare le rivolte operaie e spesso nella complicità degli inganni a loro perpetrati.
Una delle colpe che certamente hanno i sindacati è sempre stata quella di difendere i più furbi creandosi la fama di favorire i fannulloni, questa tendenza è però una naturale conseguenza del fatto che il furbetto è sempre il primo a rivolgersi alle istituzioni di difesa appena subisce il minimo torto, mentre il bonario pacifico e timoroso, che più è soggetto agli abusi e che pertanto ha più necessità di essere difeso, tende a lamanetarsi di meno e a chiedere aiuto solo nella situazione più disperata.
Fatto stà che approfittando anche della crisi, le aziende, hanno aumentato le loro pressioni a imporre, se non minori retribuzioni, minori diritti (che spesso portano anche a minori restribuzioni). Paladino di queste prime prove di forza atte a richiedere sacrifici, è proprio Marchionne che nel 2008 guadagnava circa 6.906.000 euro, mentre Montezemolo ne guadagnava 7.083.000. Se sommiamo Marchionne con Montezemolo scoprimao che solo loro due guadagnano come quasi 14 milioni di operai (considerata una media di stipendio di 1.000 euro), nel 2010 sicuramente la sproporzione è molto più alta. Se proviamo a immaginare l'ammontare del denaro che serve per alimentare le retribuzioni dei soli vertici manageriali avremmo cifre da capogiro che potrebbero farci scoprire che i soli vertici italiani guadagnano come tutti i lavoratori del mondo, ma poi ci rimarrebbe da valutare quelli del resto del mondo.
Allora siamo sicuri che il problema siano le retribuzioni e i diritti dei lavoratori?
Come detto in passato, questo fenomeno sproporzionato è ormai evidente anche nelle piccole aziende dove è ormai sitematico che i vertici guadagnino molto più della somma degli stipendi di tutti dipendenti.
Ma che ci sia qualcosa che non quadra
in quello che ci dicono è evidente anche nelle stesse contraddizioni statistiche, paesi come la Germania, dove gli stipendi sono doppi a quelli italiani, hanno addirittura una economia in maggior ripresa rispetto a quella italiana, forse gli stipendi manageriali sono nettamente inferiori i più equi o ci sono altre motivazioni ?
La realtà è che con l'apertura ai mercati verso nazioni in cui non ci sono regole ambientali, qualitative e umane, si è avviato un processo di competizione selvaggia senza regole alla quale le speculazioni stanno cercando di aumentare i margini di guadagno sfruttando il lavoro umano anche in quei paesi che si ritenevano civili. I nostri politici anzichè porre rimedio imponendo le stesse regole (che noi giustamente ci siamo imposti) ai paesi che vogliono partecipare ai mercati, tendono a degradare le proprie nella sempre più palese complicità al puro lucro delle multinazionali.
Il sistema sociale sicuramente non reggerà a lungo a queste logiche. La base di una piramide può sopravvivere senza il suo vertice, ma il vertice crolla rovinosamente senza la sua base, pertanto se vuole mantenersi il vertice non può espandersi troppo ne aumentare troppo il suo peso. Altrimenti presto crollerà e se ne verrà mai ricostruita un'altra i mattoni che stavano ai vertici potrebbero essere usati per primi nel costruire la base della nuova.
Il 'nemico' ecologista
10.08.2010 | Marco Rodella
Provengo da una famiglia povera di quelle che nella loro semplicità si prestano agli inganni di massa. Pertanto ci fu un tempo in cui anche io credevo che il nemico fosse l'extracomunitario e che l'ecologista fosse l'ostacolo al progresso, ma sono sempre stato un ribelle e questo mi portò ad approfondire in modo autodidatico ma sistematicamente riflessivo.
Ai tempi Internet stava facendo i primi passi e per confrontarmi non potevo fare altro che buttarmi direttamente in tutte le situazioni che mi permettessero di osservare il 'dietro le quinte' di più realtà possibili.
Cominciai a scoprire così i primi intrallazzi e i primi orrori sulle metodologie di strumentalizzazione di massa. Cominciai a capire chi fosse a strumentalizzare i conflitti dei locali con gli extra-comunitari e come lo faceva, ma anche come applicava tecniche analoghe intutte le altre realtà sociali scomode agli scopi occulti del suo interesse.
Sempre più spesso sentiamo menzionare "gli ecologisti" in tono di disprezzo, vengono spesso additati come impestati che sanno dire solo NO, chi lo fa è sempre qualcuno che ha interessi economici o di potere nelle cose a cui gli ecologisti si oppongono, oppure è un ingenuo strumentalizzato e ingannato dagli stessi speculatori.
Ma chi sono questi ecologisti che ci spingono a rinnegare?
sono semplicemente dei cittadini, i nostri concittadini, che
hanno una particolare sensibilità verso l'ambiente in cui viviamo, la qualità della vita propria e delle proprie famiglie e che dicono NO alla cementificazione e alle speculazioni che non portano vantaggi reali e per TUTTI.
In realtà sono cittadini scomodi agli interessi economici e di quei poteri che quasi sempre si nascondono dietro a grandi progetti edili o di privatizzazione.
Per screditarli gli speculatori e i politici complici, si appigliano alle estremizzazioni di alcuni ambientalisti oppure tempestano di proposte assurde obbligando gli ambientalisti a negazioni frequenti che vengono poi tacciate di opposizioni senza proposte.
Molte associazioni ambientaliste sono state strumentalizzate, nel presente e nel passato, da infiltrazioni partitiche, ecco perchè le associazioni di cittadini nascenti tendono a mettere le mani avanti per precisare subito di essere apartitiche. Purtroppo la politica Italiana è ancora troppo vincolata alla logica partitica ed essendo l'ambiente legato alle problematiche sociali, gli ecologisti metodici tendono a concentrasi prevalentemente nei partiti di sinistra mentre coloro che vedono la gestione dell'ambiente sotto un aspetto speculativo, in quelli di destra.
Avviene così che
anche la gestione dell'ambiente assume un aspetto squallidamente politico-discriminante, in Italia più che in altrove ma il vero paradosso è che l'opinione pubblica tende a non considerare le associazioni che si sono rese veramente apartitiche o che hanno creato una loro rete civica alternativa ai partiti.
Evidentemente gli italiani hanno bisogno di etichettare partiticamente qualunque realtà
prima di valutarne i concetti, un concetto assurdo che paradossalmente rischia di condannarli. Intanto i disastri ambientali causati dallo stravolgimento ambientale a mano dell'uomo, si stanno moltiplicando e forse qualcuno comincia a capire che è un po troppo tardi per dire che, forse, certi allarmi sarebbe stato il caso perlomeno di ascolatarli.
Peccato che per muovere la coscenza di chi conta, debbano prima essere stravolti i luoghi idilliaci dove questi faccendieri vanno a godersi i frutti delle loro speculazioni ottenute con il calpestio delle più elementari regole ambientali.
Il grande inganno delle 'grandi opere'
09.08.2010 | Redazione
Ci hanno fatto credere che lo sviluppo di una civiltà è proporzionale alla magnificenza delle grandi opere da essa realizzate. Ci hanno propinato alla nausea le civiltà storiche e le loro imprese edili al punto di farci quasi ritenere una cosa normale e accettabile che fossero state realizzate con il sacrificio umano di miliaia di persone, spesso neppure menzionate nelle descrizioni dei testi scolastici.
Ci hanno fatto credere che ricchezza e potere sono lo scopo della vita, che una società non può esistere senza un capo, senza un premier a cui debba essere dovuto sfarzo e riverenza.
Ma gli stessi testi storici usati nelle scuole per farci credere tutto ciò, paradossalmente, dimostrano come le costruzioni megalitiche di quelle comunità
fossero state create su basi di credulità imposta, su assurde teorie e falsi Dei che venivano sfruttati per ottenere i fini dei megalomani Re o dittatori dell'epoca mentre, al tempo stesso, si teneva mentalmente impegnato il popolo nell'illusione di miracoli o finti poteri dei loro leaders.
Oggi la società multi-etnica è divenuta più complessa e meno ingannabile nel contesto religioso, pertanto per proseguire a soddisfare le megalomanie di questi leaders, hanno dovuto sostituire quegli obiettivi con false necessità e false mete avveneristiche.
Ma
l'ambiente non è più in grado di sopportare, come un tempo, le grandi opere che non siano compensative allo spazio sottrattogli, le società non possono più permettersi
di distruggere ulteriormente l'ambiente da cui sono vitalmente legati solo per soddisfare le follie dei loro leaders.
Oggi lo svilupo sta nella rete delle piccole cose, la tecnologia di Internet ha dimostrato che le più grandi potenzialità mondiali non hanno una grande costruzione fisica, non si vedono all'orizzonte ma si vedono.. ovunque.
Per produrre energia elettrica non servono grandi centrali che danno riccheza a pochi manager, ma piccole centrali prevalentemente domestiche collegate fra loro che danno ricchezza a milioni di piccoli imprenditori e vantaggio per tutti.
Per aiutare la mobilità dei popoli non servono treni ad alta velocità che possono servire e raggiungere pochi, ma funzionali treni a bassa che possano raggiungere puntualmente tutti.
Per sviluppare il commercio non servono grandi centri commerciali che danno ricchezza a pochi managere ed azionisti e che devono essere raggiunti dai consumatori e forniscono servizi standard, ma una rete di piccoli centri funzionali e capillari che raggiungono i consumatori con servizi dedicati.
Si potrebbe proseguire con gli esempi per dimostrare che le grandi opere non solo non portano ricchezza ai popoli ma la sottraggono rendendo i popoli dipendenti dai grandi poteri. Solo la rete delle piccole cose rende i popoli veramente serviti nell'interesse di tutti e, soprattutto, non schiavi dei grandi poteri.
L'era delle speculazioni sul lavoro umano
28.07.2010 | Redazione
I meno giovani ricorderanno i tempi scolastici dove veniva descritto come il benessere che si stava vivendo nei paesi occidentali, fosse in realtà reso possibile grazie allo sfruttamento di altri popoli.
I ricchi esistono perchè esiste un certo numero di poveri che creano e mantengono le loro ricchezze. Un povero può vivere senza un ricco ma un ricco non può esistere senza un povero.
E' una cruda realtà di cui nessuno di noi si è mai sentito in colpa perchè tutti abbiamo sempre ritenuto meritato ogni singolo bene comprato o ottenuto.
Sino a pochi anni fa ai ceti medi veniva garantita una massa di denaro tale da poter garantire un benessere medio a una notevole quantità di individui. Poi i ricchi si sono fatti più ricchi, troppo ricchi e hanno inevitabilmente attinto a questa massa di ricchezze collettive sottraendone sempre di più ai ceti medi che sono gradulamente scivolati fra quelli poveri.
Sino agli anni 85 un calciatore guadagnava come alcune centinaia di lavoratori, oggi un solo calciatore guadagna come milioni di lavoratori. Provate a moltiplicare per tutti i giocatori del campionato, poi aggiungere i guadagni di manager, imprenditori, star, politici, ecc.
Se a un soggetto della nostra società viene dato di più, inevitabilmente deve essere tolto a uno o più altri ma nessuno fa qualcosa di così importante da meritare le ricchezze di milioni di persone. Se qualcuno pensava che nel sistema economico complessivo bastasse stampare più soldi per compensare il di più di qualcuno, si sbagliava.
Oggi le sorti che pensavamo dovessero sempre
toccare ai soli paesi sotto-sviluppati, stanno cominciando a toccare ai nostri ceti medi, il divario fra ricchi e poveri si è dilatato in mdo insostenibile e questo sta progressivamente facendo crollare gli equilibri sociali con l'inevitabile distruzione graduale del sistema sociale ed economico.
I grandi commerci e le industrie aumentano i loro profitti all'estero speculando prevalentemente sulla forza lavoro a basso costo in paesi dove non esistono eque regole sociali.
E' stato dato il via alle migrazioni delle attività che producono in questi paesi per poter rivendere nei nostri allo stesso prezzo di prima se non notevolmente maggiore (grazie ai cartelli incontrastati) ottenendo come maggior margine di guadagno il risparmio sul lavoro umano sommato al maggior prezzo di vendita.
In sostanza l'ngordigia dei ceti alti ha ampliato lo sfruttamento degli umani implodendolo dai popoli dei paesi sotto-sviluppati arrivando ai propri.
Quando ci parlano di crisi economica ci fanno credere che il problema della minore competitività sono i diritti e gli stipendi, ci dicono di essere obbligati ad andare dove essi non ci sono ma mai nessuno dice che il problema sono i posti dove non ci sono diritti e stipendi e non il contrario.
Nessuno dice che tutti i paesi che vogliono poter condividere il mercato devono tutti garantire gli stessi
diritti e stipendi, nessuno ci dice che bisogno far si che la competizione vera debba essere fatta sulla qualità dei prodotti e delle idee e non sulla maggiore capacità di sfruttare il lavoro umano.
Il governo attuale è governato da persone che hanno fatto come motivo dela propria vita il profitto ad ogni costo, pertanto un governo basato sul concetto del business non potrà mai cambiare le cose a vantaggio di tutta la collettività, l'ultima speranza rimane nella comunità europea che dovrebbe semplicemente fare regole atte a obbligare i paesi che vogliono condividere i mercati europei a rispettare i diritti e le ritrubuzioni. Pena l'impossibilità a partecipare al mercato sino ache non avviene l'adeguamento. Per le aziende che anno all'estero svantaggi, per quelle che restano, vantaggi.
E' solo un esempio ma certo è che se anche la comunità europea proseguirà a sostenere la migrazione delle aziende nei paesi
perchè per reggere la competitività serve abbassare il costo del lavoro..
Acqua pubblica
23.07.2010 | Redazione
Pubblico o privato è la diatriba perenne del contribuente di fronte ai cattivi funzionamenti di alcuni servizi di interesse collettivo, dove è meglio l'una o l'altra realtà?
Ci sono servizi in cui le logiche del privato possono servire a migliorare le cose ma ce ne sono altre in cui possono solo peggiorare e drammaticamente.
La Francia, nel settore acqua, ha già sperimentato in passato il privato al punto che dopo decenni è tornata al pubblico
mentre in altre nazioni le speculazioni del business dell'acqua sta creando conflitti e inquietanti scenari apocalittici.
Una civiltà che vuole ritenersi evoluta non può non trarre insegnamento dai propri o altrui errori e la società Italiana ha già fatto e sta facendo troppi errori per potersene permettere ancora.
Sappiamo tutti che l'acqua dolce in futuro sarà sempre più scarsa e pertanto dobbiamo già incominciare a usarla bene facendone parsimonia. Nei comuni municipalizzati o in fase di privatizzazione vige invece la logica del profitto proporzionale al consumo, cosa che comporta l'incentivo a un maggiore consumo fino alla catastrofe.
Ma ogni tanto la collettività italiana dimostra di avere ancora un cervello e una dignità, succede così che la raccolta delle firme sul referendum raggiunge 1.401.492 di firme, un risultato incredibile che è ancor maggiore se considerata la coalizione di molteplici associazioni che ha comportato un caos organizzativo che sicuramente ha fatto perdere miliaia di firme.
Video
Speriamo che il nostro governo non stracci questo referendum come ha fatto con quello sul nucleare, forse gli italiani non avrebbero più dubbi.
Sacrifici ai lavoratori, premi ai manager
10.07.2010 | Redazione
In questi giorni la Telecom è alla ribalta delle notizie perchè si appresta a fare notevoli tagli al personale (circa 3.700) dopo aver vantato utili in aumento per gli azionisti. Intanto non viene chiesto nessun tipo di sacrificio allo stipendio dei manager, anzi renumerazioni e premi proseguono addirittura ad aumentare.
Queste logiche si stanno ripetendo senza la benchè minima vergogna in tutti i settori. Non è una novità che in questa crisi i ricchi stiano divenendo sempre più ricchi mentre i poveri sempre più poveri, infatti fra i veri motivi della crisi mondiale vi è proprio la sproporzione delle ricchezze e delle renumerazioni. Ci sono aziende in cui un solo manager guadagna più di tutti dipendenti messi assieme.
Attualmente siamo governati da una maggioranza il cui Premier ha platealmente detto che "il figlio dell'operaio NON deve essere uguale al figlio dell'imprenditore" e che "lo stato non deve tassare i ricchi per farli contribuire in proporzione al sistema collettivo" (video), con questo tipo di governo basato sul business sono labili le speranze che possa esserci una gestione equa della redistribuzione delle ricchezze e dei redditi, anche perchè come potrete ascoltare nel video, lo stesso PRemier dice che è pure contro a quelle.
Per cui come se ne esce?
L'ultimo film di Michael Moore "Capitalism: a love story" descrive l'inquietante scenario del sistema economico americano ripercorrendo i passi delle mosse dei capi di governo terribilmente simili a quelle che i governi europei, in particolare quello italiano, stanno percorrendo oggi.
Forse può aiutarci a capire, forse non a salvarci ma a certamente la consapevolezza può difenderci almeno per evitare di peggiorare i danni e proteggere le nostre famiglie da mali peggiori.
Il loro più grande nemico è la conoscenza della gente, coltiviamolo.
L'inganno dei "termovalorizzatori" (inceneritori)
09.07.2010 | Redazione
Se un oggetto, al termine del suo utilizzo, produce un rifiuto non riutilizzabile o non ricilcabile, è perchè è stato progettato o costruito male.
In natura nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, è un concetto fisico inscindibile che ci viene ingannevolmente nascosto con la "soluzione" dell'incenerimento dei rifiuti che li trasforma in cenere. In realtà questa è una semplice trasformazione delle materie di cuoi sono composti i rifiuti in un unica "materia" che è la cenere. Il "vantaggio" è che il procedimento riduce semplicemente il volume dei rifiuti trasformandoli però in un elemento maggiormente pericoloso oltre a creare durante il processo materie notevolmente pericolose che vengono diffuse nell'aria.
L'inganno di base viene poi proseguito trasformando il termine di questa pratica in "Termovalorizzazione" con l'inganno della produzione energetica. La vera valorizzazione del rifuto e il riuso e il riciclo, l'inceneremineto può al massimo essere chiamato Termodistruzione, ovvero un processo che distrugge le materie servite a costruire gli oggetti, materie che nel caso della termodistruzione dovranno essere nuovamente reperite.
Dove nasce un inceneritore cessano automaticamente tutti gli stimoli a fare una raccolta differenziata atta al riuso o al riciclo e gli enormi interessi di chi gestisce il trattamento dei rifiuti contribuisce ad impedire che venga fatto. Un inceneritore finisce sempre con l'aver bisogno che vengano rprodotti rifiuti incessantemente ecco perchè anche dove viene giustificato come una soluzione provvisoria, si deve sempre lottare per fare il possibile per evitarlo.
Di tutto questo los concerto nasce nella crescente diffusione concettuale che i media praticano. Addirittura documentari scentifici propongono questa soluzione come una soluzione idilliaca perchè inserita in un contesto in cui si produce energia elettrica o termica per "il bene di tutti".
La termodistruzione è in realtà un metodo paliativo ma non risolutivo, è un modo di recuperare alcuni piccoli vantaggi da un danno che si è creato. E' come se se dopo aver fatto morire i nostri animali domestici per cattiva alimentazione, decidessimo di mangiarceli invece di cambiare il modo di alimentarli al fine che non ne muoiano degli altri.
Perchè non si parla del moVimento 5 stelle?
09.07.2010 | Redazione
E' il vero evento delle ultime elezioni regionali, un segnale inequivocabile di reazione civile dei cittadini Italiani stufi dei vizi dei partiti di destra e di sinistra. (Video)
Hanno collocato molti consiglieri in molte regioni e in molti comuni. I consiglieri regionali del Piemonte si sono ridotti lo stipendio a 2.500 euro rispetto agli 8-9.000 di tutti gli altri che oltre a ciò conservano pure molteplici incarichi oltre a mantenere redditi da impreditori privati o di altre attività.
Hanno rinunciato a centinia di miliaia di euro in rimborsi elettorali e chiedono l'abbattimento di gettoni di presenza e altri privilegi. (Video)
Hanno condiviso il loro programma con la cittadinanza.
Hanno creato subbuglio nel sollevare questioni scomode. (Video1 Video2)
Si sono recati nelle aree problematiche per condividere con le associazioni locali (della rete Grilli e non) strategie da attuare in regione e sul territorio. (es.: Video1 Video2 Video3)
Eppure l'informazione italiana riserva loro spazi risicati, non viene detto che, nonostante la scintilla sia scoccata dal noto comico genovese Beppe Grillo, il movimento è composto da cittadini perchè trattasi di liste civiche, il primo caso di una rete di liste civiche di cittadini che si propongono su scala nazionale.
I "Grilli" sono un popolo di persone molto grate a Beppe ma non succubi e riverenti come avviene in certi noti partiti, tutti sono liberi di condividere le sue iniziative come di criticarle e le critiche sono spesso feroci al punto che è più frequente che sia Beppe ad adattarsi al volere del popolo della rete piuttosto che viceversa.
Prendiamo, solo per esempio, le dimissioni di Cota dal dopio incarico che sono state mosse proprio da specifiche interrogazioni del movimento 5 stelle Piemonte, le stesse che stanno mettendo sotto pressione anche il doppio incarico dell'On. Rosso, eppure i giornali non lo menzionano facendo credere tali azioni come una scelta spontanea e fatta per il bene comune.
Ma si tratta solo di disinformazione dei giornalisti o di intenzionali omissioni ?
